Tiger Beetle (Italy)

Tiger Beetle (Italy)

Siete disposti a qualche sacrificio? La schiena scottata dal sole, gomiti e ginocchia abrase dal ripetuto sfregare su una sabbia tipo carta vetrata, giunture dolenti per i ripetuti passaggi da supini a eretti e viceversa.

Si? Allora siete pronti per la macrofotografia estrema! Dimenticate i bellissimi scatti alle farfalline bagnate dalla rugiada ed ai bruchi “sonnolentamente” abbarbicati ad uno stelo! Questi sono still-life!

Con la Cicindela sp. (nome scientifico di questa Famiglia di coleotteri) si corre e si fatica, senza certezze sul risultato. La Cicindela è un animaletto di circa un centimetro, uno e mezzo, di lunghezza, un vorace carnivoro che potremmo paragonare ad un Velociraptor del Giurassico. Zampe lunghe ed esili per correre velocemente sulla sabbia, mandibole spropositate e taglienti per predare ed uccidere con la rapidità del più feroce dei felini, attributi che gli hanno fatto guadagnare il nome volgare di Tiger Beetle, come più comunemente è conosciuto dagli anglosassoni.

Tiger Beetle (Italy)

Tiger Beetle (Italy)

Per come la vedo io, la fotografia è prima di tutto una passione che va coltivata e alimentata con la ricerca dei propri limiti e dei mezzi di cui disponiamo. Questa è la sfida. Non esco a passeggio scattando foto a qualunque cosa. Ce ne sono milioni di foto così. Con questo non voglio dire di essere uno dei pochi ad aver fotografato una Cicindela, ma certamente non sono milioni. Alcuni di essi hanno realizzato degli eccellenti scatti in natura e, sottolineo, in natura: Martin Amm, Yan Leong Lee, Ted MacRae.

Equipaggiamento

Un plasticone CANON 400D, un altrettanto plasticone TAMRON MACRO 90 mm, crema protezione +50 su spalle e schiena. Niente flash anulare, niente cavalletto, niente gomitiere e ginocchiere (ahiaiaiii!!!).

Qualche informazione bio-comportamentale

Da entomologo ho avuto più volte la fortuna di incontrare le Cicindele e di osservarne i comportamenti. Sono animali che frequentemente troviamo sui nostri litorali ma è possibile osservarla anche in montagna e in tutti quei luoghi aridi, polverosi e sassosi, in prossimità di fiumi, ruscelli, fontanili. Fateci caso: magari le avete scambiate per mosche o comunque per fastidiosi insetti che al vostro avanzare (la classica passeggiata mattutina sulla battigia) o all’avvicinarsi della vostra ombra (dipende se all’andata o al ritorno) saltano a destra e a sinistra di qualche metro come a volervi lasciare il passaggio libero.

Tiger Beetle (Texel - Noord Holland)

Tiger Beetle (Texel – Noord Holland)

Bene, sono loro: volo radente da due a cinque metri, molto veloce. E poi di nuovo. Instancabili! Se vi foste soffermati, lentamente, ad osservarne con attenzione una di loro vi sareste accorti della livrea metallizzata e chiazzata d’avorio, e dell’improbabile somiglianza con mosche e affini.

Tiger Beetle (Texel - Noord-Holland)

Tiger Beetle (Texel – Noord-Holland)

Ok, ci siamo. Avvicinamento lento, sino ad arrivare a non meno di due metri dal vostro obiettivo. Poi procedete con un graduale piegamento verticale sulle ginocchia così che le vostre rotule arrivino a toccare terra; ora piegate il busto lentamente in avanti sino a sorreggerlo con i gomiti e, infine, avanzate a passo di giaguaro per il progressivo avvicinamento radente sino a tiro di obiettivo. Vi ricordo che le mani le avrete impegnate: la prima per impugnare la fotocamera, la seconda sulla ghiera dell’obiettivo per mettere a fuoco. Dovete quindi avanzare sui gomiti, mantenendovi il più radenti possibile al suolo. Vi rammento anche che potreste trovarvi sulla battigia di un’affollata cittadina dei nostri litorali e gli instancabili passeggiatori che la popolano avranno modo di osservare le vostre terga al lavoro. Ma se avete fegato infischiatevene, altrimenti abbandonate. Non fa per voi.

Ah, dimenticavo: l’autofocus è bandito, lavorate manualmente.

Peccato!! E’ volata due metri più in là!

Sapete perché? La vostra ombra. Dovete fare più attenzione! Quindi, ripercorrete a ritroso tutti i movimenti (vi ricordo che avete sempre entrambe le mani impegnate), fissate un altro potenziale obiettivo e ripetete l’operazione. E’ fondamentale l’avvicinamento a passo di giaguaro. Ho sperimentato che nove volte su dieci riusciamo a portare la lente del nostro obiettivo a dieci centimetri dalle loro mandibole. Sono sul chi va là, quindi veloci a mettere a fuoco e sparate una raffica di quattro cinque scatti.

Con un po’ di allenamento e tanta perseveranza, riuscirete a portare a casa degli ottimi scatti.

La Sfida continua

Ora ho intenzione di spostare l’asticella più in alto. La sfida è decisamente più ambiziosa. Fotografare la Cicindela mentre è in volo!

Sembrerebbe una sfida impossibile, ma i primi approcci (due lunghe mattinate), pur non avendo gratificato la mia folle ambizione, mi hanno permesso di stabilire che è possibile. Credo di aver intuito quando sta per spiccare il volo! Due scatti in sequenza continua a un tempo di un 500imo di secondo per fissare l’attimo con le ali spiegate e le elitre aperte, mi hanno lasciato purtroppo l’amaro in bocca (vedi foto successive). In un’altra sono riuscito a catturare nel campo visivo solo la parte terminale dell’addome e, in un altro scatto, lei in volo perfettamente centrata ma assolutamente fuori fuoco. Ma io non desisto. Nel web non ho trovato foto di questo genere.

Prima

Prima

Un 25imo Dopo

/25′ Dopo

Macrofotografia “estrema”! Questo per me ha un senso.

Vi terrò informati. Ah, se qualcuno lo ha già fatto me lo faccia sapere, sono pronto a rosicare.

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