Per coloro che non conoscono profondamente la musica nella sua struttura, nella forma, nella composizione, risulta piuttosto complesso nonché rischioso proporre una lettura musicale di un concerto a cui hanno assistito.

Ma farlo liberamente, senza che qualcuno te lo abbia commissionato o ti abbia chiesto di recensire un evento per il suo magazine, ti assolve da ogni colpevolezza e di certo dal dolo potendo così, in maniera residuale, discutere semmai solo sulla colpa di aver avuto la presunzione di recensire l’esibizione di un musicante.

Ma attento a quello che dici, il musicante di cui parli si chiama Giovanni Amato che su Wikipedia, l’enciclopedia libera, ha la sua bella paginetta. E a legger bene è certamente più appropriato definirlo musicista.

Giovanni Amato Quintet

Don’t Worry … ho solo intenzione di esprimere sul mio giornale le emozioni provate ad ascoltare la performance di Giovanni Amato e del suo quintet.

Giovanni Amato, trombettista. Per amore di sintesi riporto testualmente quello che ho scritto a caldo alla mia amica Anna, fine e profonda conoscitrice di jazz:

Lui Giovanni Amato, una tromba potente, genuina, .... per farti capire e non per essere offensivo nei suoi confronti né della categoria dei braccianti agricoli, anzi tutt'altro, il suo approccio con la tromba sembra quello di un agricoltore con la sua vanga: forte, rozzo, prepotente ma straordinariamente efficace. Un urlatore in alcuni tratti, ama dialogare sugli alti, scalando e scendendo di continuo. Suona il jazz che piace a me e l'ensemble è quello dei The Messengers di Art Blakey.

Giovedì sera, in una Roma piovosa, si è esibito al Il Cantiere, nel quartiere di Trastevere, posto dove si fa Jazz indipendente gestito da Agus Collective, collettivo che ha messo a disposizione uno spazio libero e indipendente per fare musica di livello senza intermediazioni.

GIOVANNI AMATO Quintet: Giovanni Amato alla tromba, Pietro Lussu al piano, Gianluca Figliola alla chitarra, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Andrea Nunzi alla batteria.

Agus Collective ha postato su FB per promuovere l’evento la seguente presentazione:

GIOVANNI AMATO QUINTET è il nuovo progetto dello straordinario trombettista Giovanni Amato, compositore di notevole spessore, ottimo arrangiatore, dotato di uno swing eccezionale unito ad uno scorrevolissimo fraseggio bebop. Ha collaborato con diversi artisti di fama mondiale quali: Tom Harrell, Lee Konitz, Danilo Perez, Steve Grossman, Gary Peacock, Billy Hart, George Garzone, Jerry Bergonzi, Bob Russo, la Chicago University Band, Diane Schuur, Kirk Lightsey, Vincent Herring, Avishai Cohen, Kevin Mahogany, Richard Galliano, Bob Mover, Gene Jackson.

Insomma, visto appunto lo spessore della serata, come poter pensare di perderla. Tra l’altro essendo un appassionato della tromba e non conoscendo Giovanni Amato se non per qualche ascolto fugace ed inconsapevole ho voluto esserci, tanto più che l’evento e la location mi avrebbero permesso di realizzare qualche scatto fotografico interessante.

Giovanni Amato Quintet

Bene, con Laura ci troviamo puntuali alle 22.30 sul posto. Se vuoi dell’acqua da bere purtroppo non ne hanno ma sono fornitissimi di birre e vini. Cordiali al punto da offrirmi un bicchiere di acqua spillata direttamente dal rubinetto. Buona, fresca. L’entrata sostanzialmente è ad offerta e serve a rimborsare le spese ai musicisti. Agus Collective è costituita da soli volontari. Bene ancora, musica libera. Sul posto ho incontrato un’amicizia virtuale (quelle che riempiono le bacheche virtuali di FB galeotto) che si è materializzata nel fotografo Max De Dominicis con il quale, considerata la comune passione, ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere in attesa che entrasse Bum Bum Amato e la sua Bum Bum Band. Curioso e ansioso di ascoltarlo.

Giovanni Amato Quintet

Torniamo quindi alla breve e grossolana descrizione messaggiata alla mia amica Anna. Io tento di suonare la tromba da almeno due anni e comprendo la fatica che si fa per emettere un suono; voglio dire un suono che abbia un senso e non un suono fine a sé stesso. Beh, essendo posizionato a non più di tre metri da Giovanni Amato, posso affermare con certezza che  gli sforzi da me profusi nel tentativo di piegare l’ottone a cantare rappresentino non più della centesima parte della potenza che quest’uomo è in grado di esprimere sul palco. Impressionante! Impugna l’ottone con delicatezza ma fa vibrare quella campana in maniera spaventosa. Lo sforzo è visibile sia nella sua espressione facciale che nelle posture che assume nonché dalle urla che emette, quando, al termine di un’evoluzione, libera probabilmente il diaframma dall’aria in eccesso. Ma anche quest’ultima sonora interpunzione è musica, intonata, a tempo e di incitazione per il pubblico e per i compagni di palcoscenico. Qualcuno tra il pubblico ne emetteva di eguali stando comodamente seduto sulla poltroncina.

Per un suonatore di fiati trovare la sezione ritmica ideale è più importante che trovare l’amante ideale [ 🎼 cit. Wynton Marsalis ]

Preciso, si arrampica sulle scale tonali (potrei aver appena detto una stronzata, perdonate) con destrezza e velocità e poi ne discende con altrettanta maestria. Vola sulle note alte del registro dove l’indice e il medio si alternano instancabilmente ai vuoti. Immagino ancora la fatica che devono fare la lingua e i muscoli labiali per pizzicare ed intonare quelle note che la diteggiatura non distingue tra loro. … Delle note pedale neanche l’ombra!

E’ il bebop, giusto? E allora devo rettificare seppur parzialmente quanto avventatamente affermato alla mia amica. I The Messengers con Lee Morgan costituiscono già una rivisitazione del bepop, vengono dopo; ritrovo invece alcuni brani di Clifford Brown e dal Max Roach Quintet, precursori del bebop. Direi che l’ispirazione è questa.

A conferma che le mie non sono risultate emozioni del tutto personali riporto anche quanto ha scritto Max nel presentare un suo scatto:

Giovanni Amato e Gianluca Figliola sono state le due grandi illuminazioni. La tromba di Giovanni Amato è qualcosa di speciale ... un'energia che ti solleva ti fa ricadere e ti carezza. Sono rimasto veramente stregato. Gianluca Figliola ... che dire??! una chitarra che sembra parlare alla tua anima.

Caro Max, allora siamo in due, anzi in tre visto che ho avuto modo di confrontare le mie impressioni anche con Laura. Della ragazza che sedeva al mio fianco e che ha filmato tutta la serata ne sono altrettanto certo anche se ho un “vago” sospetto che le sia piaciuto molto di più Gianluca Figliola. E condivido pienamente il favore. A proposito di Gianluca Figliola devo dire che conferma l’impressione che avevo già avuto tempo fa. Osservato “speciale” in una serata Jazz Evidence con Roberto Gatto. Rimasi colpito dalle capacità tecniche e musicali del giovane Figliola a cui auguro una carriera al pari del grandissimo Franco Cerri.

Giovanni Amato Quintet

Sezione ritmica di tutto rispetto: Ciancaglini, Nunzi e Lussu sono abili a relazionarsi e a guidare le evoluzioni di Giovanni. Bravi tutti. Veramente un bel quintetto che vale la pena di ascoltare. 

I contrabbassisti sono di solito grossi e affabili, i batteristi bassi e nervosi …  mentre i pianisti sono dei sapientoni [ 🎼 cit. Wynton Marsalis ]

Ad maiora (cit)

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